24 ottobre 2019

Centro di Prossimità

Che cos’è un centro di prossimità?
Dal 1° settembre 2014 abbiamo attivato sul nostro territorio un Centro di Prossimità; si tratta di un progetto che il Consorzio Solidarietà gestisce su mandato dalla Fondazione Ebbene, dopo aver effettuato una specifica formazione nell’estate 2014.
Il nostro centro si rivolge a tutti i cittadini: famiglie, operai, impiegati, insegnanti, studenti, ecc., con un’attenzione particolare alla cosiddetta fascia “grigia” della popolazione, cioè a quelle persone che fino a qualche anno fa avremmo definito come “ceto medio”, ma che oggi tanto medio non è più, essendo sempre più esposto al rischio di smottamento verso situazioni di fragilità sociale: perdita del lavoro, separazioni, invecchiamento, allentamento o assenza delle reti informali di solidarietà, ecc. sono condizioni sociali diffuse che espongono al rischio di vulnerabilità sociale ed economica. Non ci occupiamo di contrasto alla povertà assoluta perché il territorio offre da decenni risposte pubbliche e del privato sociale, per cui risulterebbe assolutamente improduttivo scimmiottare quanto altri già svolgono con competenza e professionalità. Lavorando in logica di rete inviamo eventuali persone verso le strutture che offrono questa tipologia di risposte.

Concretamente come funziona il Centro di Prossimità?
In linea generale i Centri di Prossimità rilasciano una Fidelity Card con cui accedere a prezzi scontati ad una rete di prodotti e servizi resi dalla cosiddette “strutture d’offerta”. Possono essere Strutture d’Offerta negozi, esercizi commerciali, cooperative sociali, farmacie, artigiani, dentisti, terapeuti, studi commercialistici, patronati, CAF, banche, Comuni, imprese, centri commerciali e qualsiasi soggetto che, scegliendo di aderire al progetto, si rende disponibile a vendere ai possessori della Fidelity Card i propri prodotti e servizi a prezzi calmierati, secondo uno sconto concordato al momento dell’adesione. I cittadini possono avere un ruolo attivo proponendo l’adesione al circuito di strutture d’offerta in linea con i propri interessi.

Come si è evoluto in questi anni e quali servizi offre il Centro di Prossimità?
Nei primi anni della sua attività il Centro di Prossimità, oltre a svolgere servizi di social housing che da sempre è stato il punto di forza del nostro Centro di Prossimità, aveva stipulato delle convenzioni con una serie di strutture d’offerta: cooperative sociali, negozi di biologico, librerie, una scuola d’infanzia, rivendite di biciclette, cartol20191024_112621erie, negozi hi-tec, estetista, artigiani, odontoiatra, farmacie, ecc. a cui accedere tramite la Fidelty Card. Queste strutture garantivano servizi a prezzi scontati con percentuali variabili che mediamente si attestavano attorno al 10%. Avevamo puntato la nostra ricerca di strutture d’offerta principalmente su due fattori che ritenevamo potessero allettare le strutture commerciali, artigiane, ecc:

  • aumentare i propri clienti e le proprie vendite: a fronte di uno sconto (quindi alla rinuncia ad una parte della marginalità) l’adesione avrebbe dovuto garantire l’entrata in contatto con un numero crescente di clienti fidelizzati capaci di far aumentare il volume delle vendite della struttura d’offerta;
  • accrescere la responsabilità sociale ed il capitale reputazionale delle attività commerciali/artigiane che decidevano di diventare struttura d’offerta del Centro di Prossimità.

In quei primi anni avevamo anche maturato l’ambizione di sviluppare senso di appartenenza e di creare un’identità collettiva immaginando che la rete creata dalle Fidelity Card diventasse anche un luogo di partecipazione e di cittadinanza attiva, in cui sia le strutture d’offerta, sia i cittadini intrattenessero tra loro una relazione virtuosa di dialogo e di ascolto reciproco, cercando di rispondere gli uni ai bisogni degli altri, non centrandosi quindi soltanto sullo scambio commerciale.

A partire dal 2016 abbiamo dovuto prendere atto del fatto che questa dinamica non è decollata; non sono stati raggiunti i volumi e gli obiettivi sperati ed a malincuore abbiamo constatato lo scarso interesse suscitato nei cittadini e conseguentemente è venuto meno l’interesse da parte delle strutture d’offerta a far parte del circuito. Probabilmente la ragione principale risiede nel fatto che nonostante la scontistica offerta dalle strutture d’offerta, il mercato offre direttamente gli stessi prodotti e servizi a prezzi più convenienti tramite hard discount, catene di franchising, ecc.Bandiera

Di conseguenza sempre a partire dal 2016 e 2017 il Centro di Prossimità si è sempre più strutturato attorno al problema dell’abitare e del diritto alla casa promuovendo progetti di social housing dove invece la dinamica è risultata esattamente opposta, nel senso che si è registrato un interesse crescente. Ci siamo trovati a gestire otto progetti in diverse città del Centro Italia (5 nelle Marche, 2 in Emilia Romagna ed 1 in Toscana) arrivando a contattare complessivamente parecchie centinaia di cittadini. Ovviamente non a tutti siamo riusciti a dare risposte e non tutti i progetti iniziati hanno avuto successo, comunque degli otto progetti, cinque sono attualmente attivi e di questi uno è ormai giunto al termine ed ha offerto la possibilità a 18 famiglie di acquistare la prima casa a prezzi che sono quasi la metà di quelli di mercato; altre due famiglie hanno avuto la possibilità di accedere ad affitti a canone concordato. Un precedente progetto era terminato prima del 2014 ed aveva offerto la stessa possibilità ad altre 20 famiglie di cui il 50% appartenenti all’Unione Europea ed il 50% non appartenenti all’U.E.

Il risparmio economico non rappresenta il solo vantaggio di questa tipologia di progetti; certamente dare la possibilità di accedere al diritto alla casa ad una fascia di cittadini che altrimenti ne sarebbe priva, non è cosa di poco conto, ma sottolineiamo almeno altri tre aspetti che ci sembrano altrettanto importanti:

  • tutte le case sono antisismiche; molto spesso (non sempre) utilizzano il  legno come tecnologia costruttiva che avendo una minor massa ed un minor peso subisce una minor sollecitazione e presenta anche una maggior duttilità, cioè una maggior capacità di dissipare l’energia sismica, avendo una molteplicità di connessioni che possono deformarsi, ma mai rompersi. Ad esempio delle strutture costruite con la stessa tecnica costruttiva nei Comuni del cratere del sisma del 2016 in Centro Italia, non solo non sono crollate e non hanno provocato vittime, ma non si sono neppure lesionate e sono tornate perfettamente agibili, dopo le verifiche della Protezione Civile;
  • sono case sostenibili, normalmente in classe energetica A, che utilizzano pannelli fotovoltaici, pompa di calore coadiuvata da una caldaia a condensazione, riscaldamento a pavimento, infissi termoisolanti, involucro altamente performanti, attenzione ai principi bioclimatici e di bioedilizia che garantiscono un’elevata efficienza energetica ed un conseguente taglio dei costi della bolletta
  • un terzo aspetto altrettanto importante risieda nella capacità di attivare dinamiche di prossimità tra i cittadini.

In che modo i progetti di social housing attivano dinamiche di prossimità?
Negli ultimi anni nelle nostre città si insinua un crescente senso di precarietà e di insicurezza che fa percepire il tessuto urbano come ostile, instabile e minaccioso.
Questo stato di cose deriva da un progressivo indebolimento delle reti sociali, dalla perdita del “Senso del Noi” (senso di appartenenza) e dalla contemporanea crescita delle disuguaglianze (economiche, culturali, sociali). L’insieme di questi fenomeni favorisce il diffondersi di sentimenti negativi come paura, rabbia, rancore.
In passato si è pensato che per garantire il diritto alla casa fosse sufficiente costruire degli edifici. Oggi, nel mutato scenario sociale, questa è una condizione necessaria, ma non più sufficiente: oltre all’edificazione della casa è altrettanto importante costruire relazioni positive di prossimità, reciprocità, mutualità, solidarietà in grado di contrastare l’incattivimento del clima sociale.
I progetti di housing sociale non realizzano soltanto case sostenibili, antisismiche, a costi accessibili a quella fascia di popolazione che altrimenti non avrebbe potuto soddisfare il proprio bisogno abitativo, ma stimola anche la ri-tessitura dei legami sociali: lavorare in cantiere, sudare per raggiungere insieme il sogno di avere una casa, rappresenta un potente elemento di coesione e di prossimità: non dei semplici cantieri edìli, ma piuttosto degli spazi di pWhatsApp Image 2017-02-16 at 11.11.05artecipazione, degli spazi di politica abitativa attiva, in cui i cittadini non attendono passivamente che qualcuno assegni loro una casa, ma:

  • partecipano alla soluzione del proprio problema
  • rigenerano il tessuto urbano: periferie e aree degradate, aree industriali dismesse, centri storici da riqualificare (con sempre meno residenti), valorizzazione del patrimonio edilizio in disuso, edifici incompiuti… Interventi di rigenerazione, a consumo zero di territorio!

Trattare concretamente e seriamente di politiche urbanistiche e abitative al tempo della “società liquida”, significa promuovere sperimentazioni, immaginare nuovi modelli e nuovi meccanismi: non si costruisce una comunità e una città se non si coniugano le politiche urbanistiche con le politiche sociali, se non si riflette sull’abitare, sulle relazioni, sullo spazio pubblico, sviluppando pensiero innovativo in grado di produrre cambiamento e benessere sociale.

Perchè delle cooperative sociali che tradizionalmente si sono occupate di altri settori oggi guardano a questa tipologia di servizi?
Chi, come noi, da più di trent’anni si occupa di welfare era abituato ad associare il concetto di vulnerabilità a gruppi sociali ben definiti: disabilità, dipendenze patologiche, malattia mentale, ecc. Negli ultimi dieci anni, invece, questo scenario è andato rapidamente cambiando: a partire dal 2003 – 2004 i dati hanno cominciato a mostrarci un progressivo ritorno di forme di povertà economica, come non si vedeva da decenni. Abbiamo assistito ad una crescente polarizzazione della società italiana che è andata configurandosi secondo un modello a clessidra, con una sempre maggior concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi ed il contemporaneo smottamento di intere fasce di ceto medio verso i livelli inferiori. Un recente Rapporto della Banca d’Italia mostra che il 10% della popolazione italiana detiene il 45,9% della ricchezza, mentre il 50% di popolazione sopravvive con il 9,4% della ricchezza. Le analisi storiche confermano che nei due decenni che vanno all’incirca dal 1974 al 1994 si è avuta una buona distribuzione della ricchezza, mentre nel periodo successivo si è verificata una progressiva concentrazione nelle mani di pochi, con conseguente impoverimento del ceto medio.
Cambiando i bisogni dei cittadini, debbono necessariamente adeguarsi anche le risposte ed è sulla scorta di queste riflessioni che, attraverso il Centr20180822_084654o di Prossimità stiamo cercando di sviluppare il social housing, promuovendo un modello di Welfare Comunitario fondato sui principi di cittadinanza attiva, sviluppo locale, bene comune, prossimità, mutualismo, sussidiarietà.

Per il futuro vorremmo anche sviluppare nuove forme affrontado, ad esempio, i temi del silver co-housing, della longevità attiva, del dopo-di-noi, dei progetti di vita indipendente, ecc. Tutti temi che hanno molto a che fare con la ritessitura di legami sociali di prossimità.

Come nasce l’idea dei Centri di Prossimità e quale sarà il suo futuro?
Il modello è nato in Sicilia (la Fondazione Ebbene ha sede a Catania, ma negli anni ha assunto una dimensione nazionale o quantomeno multiregionele, sia attraverso i Centri di Prossimità, sia attraverso i Luoghi di Prossimità.
Ovviamente è sempre molto difficile fare previsioni e soprattutto azzeccarle, come è peraltro dimostrato dal fatto che il modello che avevamo immaginato 5 anni fa non è stato, almeno per ora, realizzabile nel nostro territorio. Quello che è certo è che il Centro di Prossimità rappresenta uno strumento interessante, uno sviluppo dell’azione di coesione sociale ricercata oltre gli steccati tradizionali dell’economia civile, coinvolgendo anche istituzioni e imprese for-profit, attraverso la costruzione di networks territoriali di tipo cooperativo, costruendo delle partnership dove ognuno mette a disposizione le proprie competenze, raggiungendo insieme obiettivi preclusi all’azione del singolo soggetto. I nostri progetti di social housing sono la risultanza di una partnership complessa composta da Pubbliche Amministrazioni, Enti di Terzo Settore, 20190119_095047Imprese, Progettisti e Professionisti, che accettano di investire risorse e/o a lavorare a costi contenuti, per facilitare l’accesso al diritto alla casa. Tutti gli attuali progetti sono stati finanziati da  Banca Popolare Etica che ne riconosce la positività dell’impatto socio-ambientale.

Pensando ai Centro di Prossimità viene in mente l’interrogativo che Dante Alighieri si pone nel canto XV del Purgatorio (vv. 61-63 ndr), quando rivolgendosi a Virgilio chiede Com’esser puote ch’un ben, distributo in più posseditor, faccia più ricchi di sé che se da pochi è posseduto? Il Centro di Prossimità fa della condivisione e della reciprocità il motore dell’accrescimento del valore economico. Certo si tratta di una strada in salita e piena di buche, dove ogni tanto capita anche di procurarsi una storta… Bisogna essere consapevoli che si stanno battendo territori inesplorati, si sta navigando in acque sconosciute; sbagliare rotta e doverla correggere anche in maniera repentina, fa parte del “gioco”. In queste situazioni la tenacia è una componente importante: affrontare gli ostacoli senza cedere di fronte alle traversìe, soprattutto senza perdersi d’animo e continuando a credere nel futuro, sapendo che, come amava ripetere Winston Churchill, il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale e ciò che conta davvero è il coraggio di andare avanti.

INFO Centro di Prossimità: 338 89 87 154 | solidarieta@ebbene.it  | Strada Provinciale Corinaldese, 52 – Senigallia (AN)