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Approfondimenti

In questa sezione puoi trovare, articoli, studi, pubblicazioni, relazioni, ricerche e approfondimenti



ECONOMIA VERDE, INNOVAZIONE E SVILUPPO OCCUPAZIONALE NELL'AMBITO DELLE COOPERATIVE SOCIALI DI TIPO B NELLA PROVINCIA DI ANCONA PDF Stampa E-mail

Stiamo svolgendo una ricerca tra le cooperative di tipo B della Provincia di Ancona per conto di Fon.Coop nell'ambito di un piano per il sostegno delle cooperative in crisi attraverso percorsi di qualificazione ed aggiornamento, azioni di accompagnamento alla competitività e servizi per lo sviluppo. L'attuale crisi finanziaria è la manifestazione di una profonda trasformazione dei modi di produzione e distribuzione della ricchezza a livello globale. Nel territorio delle Marche tale fenomeno attualmente si manifesta in una crescente fragilità occupazionale e nella messa in discussione delle forme di produzione sociale consolidate negli anni passati. Le cooperative sociali rappresentano un settore che negli ultimi anni sta soffrendo della crisi finanziaria per via del deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro e della generale riduzione dei finanziamenti pubblici al welfare. Al fine di ottenere una crescita sostenibile è essenziale orientarsi verso nuovi modelli di produzione e consumo basati sul minor prelievo di risorse, sulla conservazione del capitale naturale e sul rispetto dei diritti sociali. Modelli di produzione, quindi, che individuino nella minore quantità materia ed energia consumata per unità di prodotto il principale fattore competitivo (eco-efficienza). I nuovi modelli di consumo e produzione descritti come “green economy” si propongono come pratiche di creazione di valore attraverso la produzione di beni e servizi sostenibili dal punto di vista ambientale. Le cooperative sociali di tipo B che in passato sono state un ambito di innovazione economica e sociale capace di coniugare sviluppo e solidarietà sociale si trovano oggi davanti ad una opportunità ma anche ad una difficile sfida posta dalle opportunità e dai rischi della “green economy”

La ricerca in corso ha dunque l'obiettivo analizzare le tendenze di sviluppo di nuove forme di economia sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale per le cooperative sociali di tipo B

INFO: CONSORZIO SOLIDARIETÀ - Consorzio di Cooperative Sociali O.N.L.U.S. Via Corinaldese 52 – 60019 Senigallia (AN) Tel. 071/793.82.39 – Fax 071/793.82.43 Cell. 338/89.87.154 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Responsabile della ricerca: Dott. Vittorio Sergi, DESP - Università di Urbino. Email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

PARTECIPA ALLA RICERCA, SCARICANDO E COMPILANDO IL QUESTIONARIO QUI SOTTO

icon Economia Verde: Cooperative Sociali Provincia Ancona (48.16 kB) (file scrivibile in formato Libre Office/Open Office)

icon Economia Verde: Cooperative Sociali Provincia Ancona (61.46 kB)

icon Economia Verde: Cooperative Sociali Provincia Ancona (53 kB) (file scrivibile in word - formato proprietario)

 
IN PIEDI COSTRUTTORI DI PACE: 50° Marcia per la Pace Perugia - Assisi PDF Stampa E-mail

A 50 anni dalla prima Marcia organizzata da Aldo Capitini il 24 settembre 1961. Domenica 25 settembre 2011. Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli. Perugia ore 9.00 Giardini del Frontone; Assisi ore 15.00 - Rocca Maggiore (guarda il tragitto).

VIENI ANCHE TU

Camminiamo insieme contro la morte per fame, la corruzione, l’illegalità, le mafie, le dittature, la censura, le guerre, il commercio delle armi, il terrorismo, la violenza, il razzismo, lo sfruttamento, l’indifferenza, l’individualismo, il consumismo…

Camminiamo insieme a chi sta lottando per la libertà e la democrazia, la dignità e la giustizia in Siria e in ogni altra parte del mondo, a chi sta spendendo il suo tempo per gli altri e per il bene comune…

Camminiamo insieme per rimettere al centro le persone, i popoli e i loro diritti, sostituire l’io con il noi, tagliare le spese militari e investire sulla sicurezza umana, salvare la vita di chi sta morendo di fame e di sete, disarmare la finanza, difendere e promuovere il diritto al lavoro, difendere i beni comuni, promuovere un’economia di giustizia, promuovere uno sviluppo equo e sostenibile, promuovere un’informazione libera e pluralista, difendere i diritti umani, riconoscere lo Stato di Palestina e costruire la pace in Medio Oriente, mettere fine alla guerra in Libia, in Afghanistan, in Somalia, in Sudan… costruire una politica nuova fondata sui diritti umani, salvare, rafforzare e democratizzare l’Onu, costruire una nuova Europa solidale e nonviolenta, costruire la Comunità del Mediterraneo, difendere la democrazia, riconoscere i diritti dei migranti, promuovere il rispetto e il dialogo tra le culture, cambiare il nostro modo di guardare agli altri e al mondo, riscoprire il valore della solidarietà e della condivisione.

La Scuola di Pace organizza un pullman che partirà dalla stazione ferroviaria domenica 25 settembre alle ore 06:45. Le iscrizioni vengono raccolte da Vincenzo Cerulli (339/14.39.914); Costo € 5,00.

 
MANOVRA E ARMI: IL MALE OSCURO. Firma l'appello di Padre Alex Zanotelli. Iniziative di mobilitazione emerse dall'assemblea di Santa Maria degli Angeli PDF Stampa E-mail

MENTRE SI SFERRA UN ATTACCO, SENZA PRECEDENTI, CONTRO LO STATO SOCIALE ED I SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI ECCO QUANTO L'ITALIA STA SPENDENDO PER GLI ARMAMENTI.

LE PROPOSTE DELL'ASSEMBLEA DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI IN OCCASIONE DELLA MARCIA DELLA PACE PERUGIA ASSISI

CACCIA F-35: 15 MILIARDI di euro per l’acquisto dagli Stati Uniti di 135 caccia F-35 (costo unitario ben 124 milioni di euro!);

EUROFIGHTER: l’ultima trance del programma (già spesi 13 miliardi di euro) per il caccia Eurofighter costerà 5 miliardi di euro;

AEREI SENZA PILOTI (c.d. DRONI): costo complessivo 1,3 MILIARDI.

ELICOTTERI: l’Italia sta acquistando 100 nuovi elicotteri militari NH-90: costo complessivo 4 MILIARDI DI EURO

NAVI DA GUERRA: acquistate 10 fregate ‘FREMM’ costo complessivo 5 MILIARDI DI EURO;

SOMMERGIBILI: il nostro Paese sta acquistando 2 sommergibili militari, costo 915 MILIONI;

SISTEMI DIGITALI PER L’ESERCITO: il progetto «Forza Nec» serve a dotare le forze di terra e da sbarco di un sistema di digitalizzazione. Solo la progettazione in atto costa 650 milioni. La stima di spesa complessiva è stimata intorno a 12 MILIARDI.

L'appello di Padre Zanotelli: In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!! FIRMA L'APPELLO. In occasione della Marcia della Pace Perugia Assisi del 25 settembre 2011 a cui hanno partecipato 200.000 persone (guarda le foto della delegazione senigalliese alla marcia) si è tenuta a Santa Maria degli Angeli una assemblea, di cui riportiamo la sintesi proposta da Padre Zanotelli.

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CONTRO CERNOBBIO: a Lamezia Terme il forum dell'Economia Sostenibile PDF Stampa E-mail

Mentre a Cernobbio vengono presentate le ricette più tradizionali dell’ideologia neoliberista (privatizzazioni, riduzioni del welfare, precarizzazione del lavoro, supremazia del mercato, allentamento dei vincoli ambientali) nel Forum “L’impresa di un’economia diversa” si vogliono far emergere vie ed esperienze diverse e alternative di sviluppo economico basato sulla protezione e rilancio del welfare, le regole e i diritti del lavoro, il positivo ruolo delle istituzioni e della spesa pubblica, la sostenibilità ambientale, la responsabilità sociale delle imprese e una fiscalità solidale che colpisca rendite e privilegi.

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GAS: UNA PRATICA CHE PROFUMA DI PULITO: per sfidare il modello della grande distribuzione PDF Stampa E-mail

GAS è un acronimo che sta per Gruppi di Acquisto Solidale e rappresentano una delle ultime frontiere del consumo critico. A Senigallia (e dintorni) ne esistono cinque e altri sono in gestazione. Come funzionano, che obiettivi si propongono, quali i possibili scenari del futuro? Ne discutiamo con Lucio Cimarelli, “gasista” e promotore di iniziative non profit orientate alla sostenibilità ambientale e sociale.

* * *

Domanda. Partiamo da una domanda facile: cosa significa l'acronimo G.A.S.?

Risposta. G.A.S. sta per Gruppo di Acquisto Solidale. Il Parlamento italiano, con la Legge Finanziaria 2008 (Legge n. 244 del 24 dicembre 2007) ha preso atto dell'esistenza dei Gruppi di Acquisto solidali riconoscendoli come «soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e di vendita». In sostanza si tratta di gruppi di persone e famiglie che si incontrano periodicamente per fare la spesa in modo alternativo, per acquistare prodotti genuini, a buon prezzo, ma senza instaurare con il venditore un rapporto competitivo basato su interessi contrapposti, come avviene nell'economia for-profit.



Domanda. Puoi spiegare meglio questo concetto? I gasisti non cercano di ottenere dei prezzi convenienti?

Certo che sì, ma l'obiettivo del risparmio viene conseguito attraverso la strategia della filiera corta, andando ad acquistare direttamente dai produttori, senza dimenticare la giusta remunerazione delle persone che lavorano alla realizzazione dei prodotti/servizi. Acquistare a chilometro zero significa sostenere l'economia ed i produttori locali, contribuendo a far lavorare i residenti e creare redditi che rimangono là dove vengono prodotti, evitando di disperdere risorse a favore degli intermediari di filiera.

 

Domanda. Questo approccio non rischia di produrre nei gas una mentalità chiusa?

Risposta. Assolutamente no! Uno slogan diffuso tra i gasisti è: pensare globalmente e agire localmente. È una richiesta di sostenibilità e sobrietà negli stili di vita: attraverso il consumo si pratica una critica al consumismo.

Mancando di replicabilità, quello consumista, rappresenta un modello superato, seppur ancora maggioritario. Lo shopping è il nuovo oppio dei popoli: l'idea socialmente condivisa è che chi consuma è in, chi non consuma e out. Chi non consuma o è un “tirchio”, o non sa godersi la vita. Gli acquisti individuali non rispondono più alla soddisfazione di bisogni concreti, ma di status: nella società dell'apparire, il modello di consumo praticato è portatore di identità: la quantità e qualità degli acquisti (abbigliamento, arredo, auto, moto, barche, case, viaggi…) diventa il biglietto da visita, il criterio di inclusione/esclusione ad una posizione sociale altrimenti preclusa.

Al modello consumista, il gasista oppone l'etica della sobrietà, ovvero la necessità di ridurre i consumi superflui, imparando a soddisfare in modo sostenibile i bisogni essenziali, sia a livello individuale, sia a livello collettivo.

Non si tratta di una opzione ideologica o pauperista, ma di una scelta realista, almeno per due ordini di motivi:

  • non si può immaginare una crescita illimitata in un Pianeta in cui le risorse sono limitate;

  • non si può ragionevolmente pensare che possa durare a lungo lo squilibrio planetario dove il 16% della popolazione mondiale (composta prevalentemente da vecchi) consuma l'84% delle risorse, lasciando al restante 84% di popolazione (giovane) le proprie briciole.

E non ci vuol molto ad intuire come, nel medio periodo, finirà la partita tra i tanti, giovani e arrabbiati contro i pochi, vecchi e opulenti!

Come vedi non c'è traccia di orizzonti asfittici, al contrario ogni azione individuale, anche la più comune come fare la spesa, assume un respiro universale.

 

Domanda. Caliamoci nel pratico: come funziona un GAS, quali obiettivi ha e di quali prodotti si occupa?

Risposta. I GAS sono strutture autonome, liberi di scegliersi la propria organizzazione. Non esiste un modello, un'ortodossia, che sia in grado di definire in modo univoco il funzionamento dei GAS. Nel mio gruppo, ad esempio, ci si vede mensilmente e nella prima parte dell'incontro si da spazio alla distribuzione dei prodotti precedentemente ordinati, mentre nella seconda si riflette sulle tematiche del consumo critico. Chiunque può aderire ad un GAS, le persone che lo compongono sono molto eterogenee tra loro per età (solitamente si va dai 25-30 anni in su) ed estrazione sociale, accomunate dalla voglia di ristabilire un rapporto significativo fra produttori ed acquirenti, ma anche recuperare una cultura, dei saperi e dei sapori tradizionali che rischiano di andar perduti schiacciati dalla cultura del hot dog.

Rispetto ai prodotti vengono trattati principalmente alimentari, ma non solo, anche saponi, detersivi, prodotti per il corpo, abbigliamento, scarpe, energia... non esiste un limite: il denominatore comune è la sostenibilità. Vengono preferiti i prodotti biologici, di stagione, a chilometro zero, per ridurre l'inquinamento prodotto dall'uso dei pesticidi, dal trasporto e dagli imballaggi: un chilo di pomodori mangiati in inverno, proveniente dall'Argentina, si porta dietro circa 25 chilogrammi di CO2. Oppure pensiamo a quanti rifiuti immettiamo nell'ambiente comprando frutta e verdura confezionati: polistirolo, vaschette, plastica... Il sogno di ogni gasista è non mettere più piede nel supermercato, perché la grande distribuzione rappresenta un modello intrinsecamente poco sostenibile. Per averne un'idea è sufficiente pensare ai rifiuti di Napoli: tutti si sono posti il problema di come smaltirli (discariche, termovalorizzatori, nei casi più illuminati raccolta differenziata), ma nessuno che abbia posto il problema di produrre meno rifiuti, magari adottando un modello distributivo che ne produca meno: gli imballaggi costitiuscono circa il 50% del volume dei rifiuti prodotti e rappresentano un costo economico e ambientale che la grande distribuzione scarica sulla collettività. I GAS, comprando sfuso, locale, alla spina, contribuiscono a risolvere il problema.

 

Domanda. Quello dei GAS viene spesso definito come un fenomeno sociale che nasce dal basso. Cosa significa concretamente?

Significa che non è stato progettato a tavolino o istituito per Legge (che - come abbiamo visto - ha preso atto dell'esistenza del fenomeno), ma è nato spontaneamente dalla società civile. Dal punto di vista sociolgico il fenomeno dei GAS rappresenta il sintomo di una riorganizzazione complessiva della società civile che manifesta segni di una sensibilità postmoderna che ha sostituito le grandi ideologie otto-novecentesche con nuove forme di cambiamento provenienti dalla società civile. Qui il discorso sarebbe lungo e complesso, ma provo a sintetizzarlo in poche battute: nel 'Novecento si riteneva che la liberazione dell’uomo dipendesse esclusivamente dal cambiamento politico delle strutture collettive e che la militanza politica fosse l'unica forma di partecipazione capace di produrre cambiamento secondo una dinamica top-down, mentre negli ultimi decenni il nuovo soggetto di cambiamento sta diventando sempre più la società civile, come dimostrano peraltro anche i referendum del 12 e 13 giugno scorsi: un movimento senza leader, senza portavoce, spesso trasversale agli orientamenti politici, che ha saputo scrivere una pagina importante per l'Italia. La società civile, dunque, come soggetto di cambiamento dal basso, secondo dinamiche bottom-up, come dicono gli anglosassoni.

Fare la spesa diventa un atto politico, una scelta che non dice solo quale visione del mondo abbiamo, ma attraverso l'atto stesso inizia a costruirlo. Becchetti, ad esempio, ha teorizzato il “voto con il portafoglio” sostenendo che oggi l’economia ha un potere di cambiamento superiore rispetto alla politica:

  • se il 20% dei cittadini vota una coalizione, vince comunque la coalizione opposta;

  • se il 20% dei cittadini votando con il portafoglio, sostengono l’economia solidale, sono in grado di condizionare i mercati ad una produzione rispettosa dell’ambiente, dei cittadini, dei lavoratori, dell'etica.

Insomma, modificando i nostri modelli di consumo anche i modelli produttivi cambiano e il mondo si trasforma!

 

 

 

 
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